Madre di Dio

 

N. 5 maggio 2009

 La "Peregrinatio"
    Sergio Gaspari

 Tutti i giorni
  
 Ennio Staid

Si è fatto veramente uno di noi
    Giovanni Ciravegna

"Madre di Cristo..."
    Pier Giorgio Micchiardi

Ciò che fa una mamma per i figli
    
Giuseppe Daminelli

L’Eucaristia e Maria
    
Salvatore M. Perrella

E nell’orizzonte...
    Stefano De Fiores

Gioia, semplicità, povertà
  
 Andrea Giampietro e Karina Gonzales

Maurice Zundel, presbitero

La prima missionaria
    
Sergio Gaspari

Se vogliamo essere cristiani
    
Alberto Rum

Fatti e persone
    
a cura di Stefano Andreatta

«Clinica dello spirito»
  
 Emanuele Di Santo

L’«alto volo» di Dante
  
 Eliseo Sgarbossa

«Ministri della Parola»
    Giovanni Monti

«Una volta, a Roma...»
    
Maria Di Lorenzo

Nostra Signora d’Europa

Opinioni

Scaffale

Nella Famiglia Paolina
   
Giovanni Perego

Santuari mariani Extraeuropei
  

Madre di Dio n. 5 maggio 2009 - Copertina

 "Magnificat" 

 
a cura di ELISEO SGARBOSSA ssp

L’«alto volo» di Dante
   

Di Dante Alighieri (Firenze 1265 - Ravenna 1321) conosciamo la sublime preghiera di san Bernardo a Maria (Par. XXXIII, 1-25); ma non è questa l’unica evocazione della Vergine nel poema dantesco. La Commedia è intessuta di tanti altri fiori mariani, che risaltano ancor più nel confronto con la figura di Beatrice. Si tenga presente che questa figura femminile non fu un mero simbolo letterario, ma una fanciulla reale coetanea del poeta, andata sposa giovanissima a un nobile fiorentino, e morta all’età di 25 anni. Dante la idealizzò nel suo poema come ispiratrice e guida lungo il percorso dalla catarsi del Purgatorio fino alla esperienza trasfigurante del Paradiso. Ella risulta così una prefigurazione di Maria, sicché tutto quanto il poeta scrive di Beatrice vale più ancora per la Madre di Dio.

Beatrice «dolce guida e cara»

Già nel giardino che sovrasta il Purgatorio, Dante viene colpito dalla somiglianza di Beatrice con Maria, quando ella udendo un lamento di fanciulle sulle sventure della Chiesa, diventa triste come la Madre di Gesù sotto la croce:

E Beatrice, sospirosa e pia,
quelle ascoltava sì fatta, che poco
più alla croce si cambiò Maria

(Purg. XXXIII, 4-6).

Superato il paradiso terrestre, il volto sorridente di lei è per Dante un anticipo della beatitudine:

Ché dentro alli occhi suoi ardea un riso
tal ch’io pensai… toccar lo fondo
della mia grazia e del mio paradiso

(Par. XV, 34-36).

Cacciaguida, un avo del poeta, gli rivela che Beatrice è colei / ch’all’alto volo ti vestì le piume, dando ali alla tua contemplazione (Par. XV, 53-54). E Dante conferma: Sì, è lei quella donna ch’a Dio mi menava, col fascino dei suoi occhi santi, capaci di liberarmi da ogni altro affetto terreno; la dolce guida e cara, che mi ha da servo tratto a libertade (Par. XVIII, 4-15; XXXI, 79-90).

Beatrice però esorta il poeta a guardare non lei, bensì Maria:

Vólgiti ed ascolta, ella mi disse,
ché non pur ne’ miei occhi è paradiso…
Perché la faccia mia sì t’innamora,
che tu non ti rivolgi al bel Giardino
che sotto i raggi di Cristo s’infiora?
Quivi è la Rosa in che il Verbo divino
carne si fece…

(Par. XVIII, 20-21; XXIII, 70-74).

Maria «il bel Giardino»

Ci fa piacere che Dante pregasse ogni giorno Maria, Il nome del bel Fior ch’io sempre invoco e mane e sera…, ma è sorprendente che il poeta evochi l’arcangelo Gabriele ancora intento a cantare in cielo il mistero dell’Annunciazione:

Io sono amore angelico, che giro
l’alta letizia che spira del ventre
che fu albergo del nostro Disire,
e girerommi, Donna del ciel, mentre
che seguirai tuo Figlio…: –
così l’Arcangelo;
…e tutti li altri lumi
facean sonar lo nome di Maria,
"Regina coeli" cantando sì dolce
che mai da me non si partì ’l diletto

(Par. XXIII, 103-129).


Miniature dei secc. XIV e XV, tratte dal volume La Bibbia di Natale, Edizioni San Paolo.

Altri graziosi titoli rivolge Dante a Maria, per bocca di spiriti beati, che si rivolgono a lei «come fantolini al latte della mamma». Maria è detta Stella mattutina, bel Zaffiro, Regina del cielo. Ed è in prossimità di questa Regina che Beatrice cede a san Bernardo la guida del poeta. Il mistico di Chiaravalle è innamorato di Maria; quindi anche Dante potrà accostarsi a lei:

E la Regina del cielo, ond’io ardo
tutto d’amor, ne farà ogni grazia,
però ch’i sono il suo fedel Bernardo

(Par. XXXI, 100-102).

Il poeta è dunque invitato a contemplare quel volto:

Riguarda omai nella faccia che a Cristo
più si somiglia, ché la sua chiarezza
sola ti può disporre a veder Cristo

(Par. XXXII, 85-87).

Maria – spiega ancora Bernardo – è la Regina / cui questo regno è suddito e devoto, e Dante, rimirandola, può sperimentare la suprema gioia, cui il suo cuore di poeta anelava da sempre:

...vidi allor
ridere una bellezza, che letizia
era nelli occhi a tutti li altri santi

(Par. XXXI, 133-135).